Svizzera, la gabbia dorata · Satira e commento
Granit Xhaka e il certificato immortale: in Svizzera il virus passa, la procedura no
Il caso Granit Xhaka riporta alla luce la più resistente delle varianti elvetiche: la procedura amministrativa.
← Tutti gli articoli
Granit Xhaka ha ammesso di aver acquistato un certificato di vaccinazione contro il Covid senza essersi vaccinato. Si è scusato, ha annunciato che collaborerà con le autorità e non parteciperà al prossimo raduno della Nazionale svizzera. 1
Questo è tutto ciò che occorre sapere su Granit Xhaka.
Perché Xhaka non è il vero protagonista di questa storia. È soltanto la graffetta con cui la Svizzera ha deciso di riaprire il raccoglitore della pandemia.
Un raccoglitore che evidentemente non era mai stato chiuso.
La variante immortale
Esistono Paesi che archiviano le emergenze.
La Svizzera le perfora, le sistema in ordine alfabetico e le convoca per un interrogatorio quando il resto del mondo ha già dimenticato la password del QR code.
A oltre cinque anni dall’introduzione dei certificati Covid, mentre le restrizioni sono scomparse, le applicazioni sono state disinstallate e milioni di persone non ricordano più neppure quante dosi avrebbero dovuto ricevere per poter entrare in un ristorante, la Procura di Lucerna continua a inseguire un documento del 2022.
Lo studio medico coinvolto era già finito sotto indagine nel 2023. 2
Poi il fascicolo ha aspettato.
In silenzio.
Con disciplina.
Ha maturato anzianità amministrativa e, tre anni dopo, è arrivato fino al capitano della Nazionale.
La giustizia svizzera somiglia a un ghiacciaio: lenta, fredda e considerata maestosa soprattutto perché nessuno osa domandarle se stia andando nella direzione giusta.
Il virus muta.
Il virus scompare.
Il fascicolo no.
Il fascicolo rimane nel sistema, perfettamente sano, senza sintomi e con una speranza di vita superiore a quella delle persone che contiene.
Idiozia organizzata
Definire tutto questo “stupidità” sarebbe ingeneroso.
La stupidità è spontanea. Disordinata. Talvolta persino creativa.
Questa è idiozia organizzata: numerata, protocollata, firmata digitalmente e archiviata in formato PDF.
È la capacità tipicamente elvetica di applicare con assoluta precisione una procedura che ha smesso di avere qualsiasi utilità pratica. Una forma superiore di efficienza: arrivare puntuali nel posto sbagliato.
La questione non riguarda più la salute pubblica. Nessuno verrà protetto oggi da quel certificato. Nessun contagio verrà evitato. Nessun reparto ospedaliero verrà alleggerito. Nessuna pandemia verrà fermata retroattivamente.
Ma il sistema ha trovato una discrepanza.
E una discrepanza, in Svizzera, è più pericolosa di una malattia.
Se il database dice una cosa e la realtà ne dice un’altra, non viene corretto il database.
Viene interrogata la realtà.
La serenità della Nazionale
La Federazione svizzera ha comunicato che Xhaka non parteciperà al prossimo raduno “nell’interesse della squadra”. 1
La squadra, dunque, è salva.
La Macedonia del Nord potrà affrontare la Svizzera sapendo che nessun certificato sanitario risalente al 2022 disturberà la purezza morale del centrocampo.
È una soluzione profondamente svizzera: quando la realtà produce rumore, si allontana temporaneamente la persona e si conserva l’ordine del giorno.
Non si tratta più di vaccinazione, contagio o sicurezza.
Si tratta di tranquillità istituzionale.
E la tranquillità istituzionale, in Svizzera, viene prima di tutto. Persino della persona che bisogna temporaneamente rimuovere per ottenerla.
Le porte si chiudono sempre con educazione.
Cinque anni, teoricamente
I giornali hanno evocato perfino una possibile pena di cinque anni di carcere. È il massimo teorico previsto per determinate ipotesi di falsificazione documentale, non una previsione realistica di ciò che accadrà. 3
Ma l’immagine resta magnifica.
Nel 2026 il Codice penale svizzero viene simbolicamente mobilitato contro un QR code appartenente all’epoca in cui si disinfettavano le confezioni della pasta e si seguivano frecce adesive sul pavimento per evitare che due esseri umani si incrociassero davanti ai surgelati.
La legge è la legge, naturalmente.
Anche quando il buonsenso non è disponibile in triplice copia.
Il punto non è la pena che riceverà Xhaka. Il punto è la quantità di serietà che il sistema riesce ancora a concentrare su un documento che non protegge più nessuno.
Una serietà intatta.
Sterile.
Perfettamente conservata.
Il vaccino senza catechismo
La pandemia non era finta.
Finta era l’idea che ogni decisione presa durante la pandemia diventasse automaticamente intelligente.
Gli effetti avversi dei vaccini non erano immaginari. Le miocarditi e le pericarditi dopo i vaccini a mRNA sono state riconosciute anche da Swissmedic come eventi molto rari, osservati più frequentemente dopo la seconda dose e nei giovani uomini. 4
Questo non dimostra le teorie più estreme diffuse negli anni successivi.
Dimostra qualcosa di molto più semplice: i dubbi non erano tutti follia, la scienza non era immobile e le conoscenze cambiavano mentre milioni di persone venivano invitate a comportarsi come se ogni risposta fosse già definitiva.
La realtà era complessa.
Il sistema aveva bisogno che fosse binaria.
Verde o rosso.
Valido o non valido.
Responsabile o irresponsabile.
Il dubbio non veniva trattato come una condizione umana o scientifica. Era diventato un difetto morale. Si poteva avere paura, purché la paura seguisse le vie previste. Si potevano porre domande, purché le risposte fossero già state approvate.
Si poteva decidere del proprio corpo, a condizione di arrivare alla decisione corretta.
La Svizzera non aveva eliminato l’incertezza.
L’aveva resa amministrativamente inammissibile.
Il Quinto Emendamento e la raccomandata
Nel luglio 2026 Anthony Fauci, convocato davanti a una commissione del Senato americano, si è avvalso del Quinto Emendamento per non rispondere a più di cento domande. 5
Questo non dimostra né colpa né innocenza. È un diritto costituzionale.
Dimostra però che dispone di ottimi avvocati.
Mentre il mondo continua ancora a discutere delle origini del virus, della trasparenza delle istituzioni, delle decisioni prese e degli errori commessi, la Svizzera ha individuato la propria priorità storica: verificare il certificato Covid di un centrocampista.
Gli Stati Uniti hanno il Quinto Emendamento.
La Svizzera ha il quinto sollecito per raccomandata.
Ai vertici delle istituzioni, le responsabilità diventano complesse, collettive, tecniche e difficili da attribuire.
Quando si arriva al singolo cittadino, invece, torna improvvisamente tutto molto semplice.
C’è una casella.
La casella è stata compilata male.
Il sistema reagisce.
La storia l’avevo già vista
Nel mio libro, Svizzera, la gabbia dorata, ho raccontato l’ingresso della burocrazia pandemica nella vita privata: certificati, registrazioni, controlli, sospetti, un’emergenza familiare e infine un procedimento archiviato per insufficienza di elementi.
La pandemia finì.
Il fascicolo volle concedersi un’ultima tournée.
Fu allora che compresi una regola fondamentale: il sistema non ha necessariamente bisogno di un virus per produrre sintomi.
Sa generarli benissimo da solo.
C’è qualcosa di profondamente svizzero persino nell’irregolarità. La rigidità non elimina l’improvvisazione: la registra. In altri Paesi l’assurdo è caotico. In Svizzera possiede un numero di protocollo.
Le persone cambiano.
Le raccomandazioni cambiano.
Le conoscenze scientifiche cambiano.
I certificati scadono.
Il sistema conserva.
Il vero processo
La domanda interessante non è che cosa debba accadere a Granit Xhaka.
È perché, nel 2026, un intero apparato senta ancora il bisogno di dimostrare la propria autorità attraverso un certificato che non serve più a nulla.
Forse il sistema non sta inseguendo il documento.
Sta inseguendo la disobbedienza.
Perché uno Stato può ammettere che una regola sia diventata inutile. Ciò che sopporta molto meno è scoprire che qualcuno aveva deciso di sottrarsi quando quella regola era ancora sacra.
Il certificato falso diventa allora qualcosa di più di un documento.
Diventa un’offesa retroattiva all’ordine.
Un promemoria del fatto che, anche nel momento di massima pressione collettiva, qualcuno non aveva creduto abbastanza.
Ed è questo che la macchina non riesce ad archiviare.
La Svizzera impara dagli errori.
Preferibilmente dopo averli numerati, classificati e salvati in formato PDF.
Il Covid è passato.
Il certificato è rimasto.
Perché la Svizzera non sta più difendendo la salute pubblica. Sta difendendo retroattivamente l’idea di non avere mai esagerato.
E quella, a differenza del Green Pass, non ha data di scadenza.
Fonti e riferimenti
Testo satirico e di opinione. I riferimenti alla fine del Covid riguardano la fase emergenziale: SARS-CoV-2 continua a circolare, come ricorda l’OMS. Le fonti documentano i fatti di cronaca; le valutazioni sulle istituzioni appartengono all’autore.
- Reuters, 21 settembre 2026 — dichiarazioni di Xhaka e assenza dal raduno.
- The Guardian, 21 settembre 2026 — certificato del 2022 e indagine sullo studio medico.
- talkSPORT, 21 settembre 2026 — ricostruzione della vicenda e massimo di pena riportato dalla stampa.
- Swissmedic, aggiornamento n. 18, 25 novembre 2022 — sicurezza dei vaccini e miocarditi/pericarditi molto rare.
- Reuters, 29 luglio 2026 — audizione di Anthony Fauci e ricorso al Quinto Emendamento.
- OMS, 27 novembre 2025 — Covid-19, circolazione del virus e fine dell’emergenza internazionale nel maggio 2023.